Ecco perché leggere romanzi ti fa bene (lo dice la scienza)

8 giugno 2015
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In un bell’articolo su Internazionale Annamaria Testa sisntetizza i motivi (scientifici) per cui ci fa bene leggere i romanzi. Soprattutto quelli d’autore.

1. Leggere stimola il cervello: attiva le aree di Broca e di Wernicke, che sono deputate alla comprensione del linguaggio. Nel 2006 i ricercatori si accorgono che, se uno legge parole come “cannella” o “gelsomino”, non si attivano solo le aree verbali, ma anche quelle dedicate al riconoscimento degli odori. Insomma, come se il profumo della cannella, o del gelsomino, si sprigionasse direttamente dalle pagine.

2. Quando leggiamo possiamo immedesimarci nei personaggi così intimamente da far nostri anche i loro movimenti, fisici e mentali. Studi più recenti svolti dalla Emory university mostrano che la corteccia sensoriale, connessa con la percezione tattile, si attiva non solo in presenza di “reali” sensazioni, ma anche in seguito a una metafora tattile come “voce vellutata” o “questione spinosa”. Qualcosa di analogo succede con la corteccia motoria leggendo sia frasi che indicano azioni, sia frasi che contengono metafore motorie (Ugo afferra un oggetto – Ugo afferra un’idea).

3. Psychology Today cita una ricerca italiana, la quale dimostra che i ragazzi lettori di narrativa sono più empatici, compassionevoli e tolleranti e meno esposti ai pregiudizi. E aggiunge che leggere storie ai bimbi di 3-5 anni ha un impatto significativo e misurabile sul loro sviluppo cerebrale e sulle competenze sociali (sembra invece che guardare “troppa” televisione sortisca l’effetto contrario). Ma aver letto tanto e continuare a leggere è anche, ormai lo dicono moltissimi studi, uno dei maggiori fattori protettivi per il cervello contro l’avanzare dell’età.

4. Leggere narrativa migliora la capacità di scoprire e capire le emozioni delle altre persone: una competenza cruciale per riuscire a destreggiarsi bene all’interno di sistemi complessi di relazioni sociali. Il motivo è questo: per capire gli altri (e noi stessi) noi costruiamo quella che gli psicologi chiamano teoria della mente (o metacognizione). Si tratta di una serie di ipotesi su ciò che gli altri pensano, sentono, credono, e sul modo in cui noi stessi pensiamo, sentiamo, decidiamo.

5. La capacità nel capire gli altri (e se stessi), migliora in chi legge buona letteratura. I testi dei grandi autori sfidano il lettore trasportandolo in un contesto nuovo in cui sta a lui trovare la sua strada, colmando le lacune e immedesimandosi nei personaggi. Insomma: è il lettore a dover interpretare l’opera, facendola propria. In questa prospettiva, leggere non è “simulare”, ma vivere pienamente una nuova esperienza, proiettandosi nei panni e negli ambienti dei personaggi. Nei testi d’intrattenimento invece, è l’autore a pilotare il lettore attraverso il puro incalzare delle vicende che difficilmente regalano intuizioni profonde e nuove prospettive.

 

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