Davvero la Vitamina D protegge dal Covid-19?

5 Agosto 2020
920 Views

Domanda: È vero che la Vitamina D protegge dal Covid?

Quando parliamo di Covid-19 non c’è nulla di definitivo e assoluto, in fatto di cure. Ma è vero che qualche giorno fa uno studio ha trovato una connessione tra le persone con bassi livelli di vitamina D e il loro successivo ricovero in ospedale per covid. Dunque sì, assumere vitamina D, se i tuoi livelli sono bassi potrebbe essere una buona idea (ma come sempre in questi casi prima consultati col tuo medico).

Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

immagini di cibi ricchi di vitamina D come salmone e burro

Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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5 Agosto 2020
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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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Vitamina D

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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Vitamina D

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

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Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
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E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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5 Agosto 2020
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Domanda: È vero che la Vitamina D protegge dal Covid?

Quando parliamo di Covid-19 non c’è nulla di definitivo e assoluto, in fatto di cure. Ma è vero che qualche giorno fa uno studio ha trovato una connessione tra le persone con bassi livelli di vitamina D e il loro successivo ricovero in ospedale per covid. Dunque sì, assumere vitamina D, se i tuoi livelli sono bassi potrebbe essere una buona idea (ma come sempre in questi casi prima consultati col tuo medico).

Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

immagini di cibi ricchi di vitamina D come salmone e burro

Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Domanda: È vero che la Vitamina D protegge dal Covid?

Quando parliamo di Covid-19 non c’è nulla di definitivo e assoluto, in fatto di cure. Ma è vero che qualche giorno fa uno studio ha trovato una connessione tra le persone con bassi livelli di vitamina D e il loro successivo ricovero in ospedale per covid. Dunque sì, assumere vitamina D, se i tuoi livelli sono bassi potrebbe essere una buona idea (ma come sempre in questi casi prima consultati col tuo medico).

Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

immagini di cibi ricchi di vitamina D come salmone e burro

Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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5 Agosto 2020
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Domanda: È vero che la Vitamina D protegge dal Covid?

Quando parliamo di Covid-19 non c’è nulla di definitivo e assoluto, in fatto di cure. Ma è vero che qualche giorno fa uno studio ha trovato una connessione tra le persone con bassi livelli di vitamina D e il loro successivo ricovero in ospedale per covid. Dunque sì, assumere vitamina D, se i tuoi livelli sono bassi potrebbe essere una buona idea (ma come sempre in questi casi prima consultati col tuo medico).

Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

immagini di cibi ricchi di vitamina D come salmone e burro

Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
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E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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5 Agosto 2020
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Domanda: È vero che la Vitamina D protegge dal Covid?

Quando parliamo di Covid-19 non c’è nulla di definitivo e assoluto, in fatto di cure. Ma è vero che qualche giorno fa uno studio ha trovato una connessione tra le persone con bassi livelli di vitamina D e il loro successivo ricovero in ospedale per covid. Dunque sì, assumere vitamina D, se i tuoi livelli sono bassi potrebbe essere una buona idea (ma come sempre in questi casi prima consultati col tuo medico).

Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

immagini di cibi ricchi di vitamina D come salmone e burro

Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Quando parliamo di Covid-19 non c’è nulla di definitivo e assoluto, in fatto di cure. Ma è vero che qualche giorno fa uno studio ha trovato una connessione tra le persone con bassi livelli di vitamina D e il loro successivo ricovero in ospedale per covid. Dunque sì, assumere vitamina D, se i tuoi livelli sono bassi potrebbe essere una buona idea (ma come sempre in questi casi prima consultati col tuo medico).

Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Quando parliamo di Covid-19 non c’è nulla di definitivo e assoluto, in fatto di cure. Ma è vero che qualche giorno fa uno studio ha trovato una connessione tra le persone con bassi livelli di vitamina D e il loro successivo ricovero in ospedale per covid. Dunque sì, assumere vitamina D, se i tuoi livelli sono bassi potrebbe essere una buona idea (ma come sempre in questi casi prima consultati col tuo medico).

Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

immagini di cibi ricchi di vitamina D come salmone e burro

Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Davvero la Vitamina D protegge dal Covid-19?

5 Agosto 2020
920 Views

Domanda: È vero che la Vitamina D protegge dal Covid?

Quando parliamo di Covid-19 non c’è nulla di definitivo e assoluto, in fatto di cure. Ma è vero che qualche giorno fa uno studio ha trovato una connessione tra le persone con bassi livelli di vitamina D e il loro successivo ricovero in ospedale per covid. Dunque sì, assumere vitamina D, se i tuoi livelli sono bassi potrebbe essere una buona idea (ma come sempre in questi casi prima consultati col tuo medico).

Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

immagini di cibi ricchi di vitamina D come salmone e burro

Vitamina D

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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Vitamina D

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

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Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
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E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

immagini di cibi ricchi di vitamina D come salmone e burro

Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Davvero la Vitamina D protegge dal Covid-19?

5 Agosto 2020
920 Views

Domanda: È vero che la Vitamina D protegge dal Covid?

Quando parliamo di Covid-19 non c’è nulla di definitivo e assoluto, in fatto di cure. Ma è vero che qualche giorno fa uno studio ha trovato una connessione tra le persone con bassi livelli di vitamina D e il loro successivo ricovero in ospedale per covid. Dunque sì, assumere vitamina D, se i tuoi livelli sono bassi potrebbe essere una buona idea (ma come sempre in questi casi prima consultati col tuo medico).

Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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Vitamina D

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

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“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

immagini di cibi ricchi di vitamina D come salmone e burro

Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Davvero la Vitamina D protegge dal Covid-19?

5 Agosto 2020
920 Views

Domanda: È vero che la Vitamina D protegge dal Covid?

Quando parliamo di Covid-19 non c’è nulla di definitivo e assoluto, in fatto di cure. Ma è vero che qualche giorno fa uno studio ha trovato una connessione tra le persone con bassi livelli di vitamina D e il loro successivo ricovero in ospedale per covid. Dunque sì, assumere vitamina D, se i tuoi livelli sono bassi potrebbe essere una buona idea (ma come sempre in questi casi prima consultati col tuo medico).

Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Quando parliamo di Covid-19 non c’è nulla di definitivo e assoluto, in fatto di cure. Ma è vero che qualche giorno fa uno studio ha trovato una connessione tra le persone con bassi livelli di vitamina D e il loro successivo ricovero in ospedale per covid. Dunque sì, assumere vitamina D, se i tuoi livelli sono bassi potrebbe essere una buona idea (ma come sempre in questi casi prima consultati col tuo medico).

Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

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Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.

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Quando parliamo di Covid-19 non c’è nulla di definitivo e assoluto, in fatto di cure. Ma è vero che qualche giorno fa uno studio ha trovato una connessione tra le persone con bassi livelli di vitamina D e il loro successivo ricovero in ospedale per covid. Dunque sì, assumere vitamina D, se i tuoi livelli sono bassi potrebbe essere una buona idea (ma come sempre in questi casi prima consultati col tuo medico).

Lo studio

Un team di ricercatori ha studiato i livelli di vitamina D in 7.807 persone, di cui 782 sono risultati positivi al COVID-19 e 7.025 negativi. Il livello medio di vitamina D nel plasma di quelli che erano risultati positivi per COVID-19 era significativamente più basso rispetto a quelli che erano negativi.

Lo studio, realizzato da ricercatori del Leumit Health Services (LHS) e della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università di Bar-Ilan, in Israele, è stato pubblicato sul FEBS Journal e conferma quello che già avevano ravvisato studi precedenti e cioè che può essere utile assumere integratori di vitamina D e trascorrere 30 minuti al sole.

 

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Vitamina D

La vitamina D, cos’è perché ci serve e come ci protegge dal Covid

La vitamina D, popolarmente chiamata la vitamina del sole, viene prodotta naturalmente dall’organismo quando ci esponiamo al sole. È anche presente in alcuni alimenti come pesce, uova e latticini fortificati. I normali livelli di vitamina D riducono il rischio di contrarre una serie di malattie, tra cui influenza, infezioni, sclerosi multipla, patologie cardiache, malattie autoimmuni, diabete di tipo 2, obesità e declino cognitivo correlato all’età. La vitamina D è anche utile per prevenire le malattie legate al metabolismo osseo e del calcio. Il fegato converte la vitamina D in una forma utilizzabile, il plasma 25-idrossivitamina D (o calcidiolo), che è anche ciò che la maggior parte degli esami del sangue della vitamina D cerca, incluso il test utilizzato dai ricercatori dello studio israeliano.
“La nostra scoperta è in accordo con i risultati di precedenti studi sul campo. È stato riportato un ridotto rischio di infezione del tratto respiratorio acuto in seguito alla supplementazione di vitamina D”, ha dichiarato il dott. Ilan Green, capo dell’istituto di ricerca LHS.

I vari studi sulla vitamina e il covid

Lo studio israeliano è solo l’ultimo di una serie di ricerche sul rapporto tra infezione da covid e bassi livelli di vitamina D. Gli autori di un articolo pubblicato da Alimentary Pharmacology & Therapeutics sono arrivati risultati simili, sostenendo che una marcata variazione nella mortalità si verifica sopra o sotto i 35 gradi di latitudine nord, cioè la linea sopra la quale non è possibile per le persone ottenere abbastanza luce solare per conservare la vitamina D durante i mesi invernali. Quando la mortalità per milione viene incrociata con i dati relativi alla latitudine, i risultati suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo nella manifestazione dell’infezione da SARS-CoV-2. I dati sono stati raccolti da paesi che hanno segnalato più di 150 persone infette entro il 15 aprile 2020.
Un secondo articolo pubblicato nell’aprile 2020 ha ipotizzato che la vitamina D protegge il corpo dalle infezioni da SARS-CoV-2 e ha cercato di valutare se esistesse un’associazione tra i livelli di vitamina D e il numero di infezioni da COVID-19. I dati includevano solo paesi europei e hanno trovato una relazione significativa tra il livello medio di vitamina D e il numero di infezioni. Le persone più vulnerabili a questa infezione respiratoria erano quelle che presentavano una carenza maggiore. I ricercatori hanno concluso che i risultati supportano il consiglio di integrare con vitamina D per proteggersi dall’infezione SARS-CoV-2.
E un altro studio ancora ha valutato il ruolo della carenza di vitamina D nella prevenzione delle infezioni respiratorie ed è giunto a risultati simili. I ricercatori hanno scritto che la vitamina D ha “un effetto protettivo significativo” e ha ridotto il rischio di infezione respiratoria acuta dal 60% al 32% nei partecipanti. Inoltre secondo loro la vitamina D può aiutare a prevenire le infezioni respiratorie e ridurre l’uso di antibiotici.

Quanta Vitamina D assumere?

Sebbene i ricercatori raccomandino di assumere una quantità specifica di vitamina D3, è impossibile prevedere realmente di quanta potresti aver bisogno, a meno che non ti sottoponi a un esame del sangue che lo rivela. In genere, gli intervalli vanno da 2.000 a 10.000 unità (UI) al giorno, ma ci sono molte variabili che contribuiscono a questa dose: ecco perché i test sono molto importanti ed è meglio non fare da sé.