Creme a base di fosfatidilcolina: funzionano?

13 luglio 2015
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Con l’approssimarsi dell’estate la fosfatidilcolina (soprattutto in creme) ritorna alla ribalta. Ma è davvero utile?

La fosfatidilcolina se arriva in contatto con gli adipociti, ovvero le cellule del tessuto adiposo (che contengono i grassi), ha la capacità di provocare lisi cellulare, cioè rompere le membrane cellulari e farne uscire il grasso, che finisce nel circolo linfatico. Quindi specialmente per accumuli localizzati o presenti in particolari zone da lungo tempo, il cosiddetto “grasso vecchio”, è utile. Meglio ancora se si applica un massaggio per favorire il drenaggio del grasso e magari  dell’attività fisica per fare si che quel grasso non ritorni dov’era.

Ma c’è un problema, che vale per tutte le applicazioni cutanee: la pelle è un barriera quasi impenetrabile. Qualsiasi sostanza applicata sulla pelle fa fatica a passare oltre: le sostanze idrosolubili ci riescono in piccolissima parte, quelle liposolubili (grassi o simili) lo fanno meglio: ecco perché tutte le creme sono a base grassa.

Quindi se la fosfatidilcolina arriva a destinazione, svolge bene il suo lavoro. Ma farcela arrivare non è affatto semplice. Per aiutarla, ecco alcune cose da fare:

1. Riscaldare la pelle (dilata i pori e rende più permeabili le membrane)

2. Massaggiare la pelle (riscalda la pelle e l’azione meccanica “spinge” la sostanza)

3. Applicare la crema dopo una sauna, ma non immediatamente dopo, ci sarebbe ancora emissione di sudore.

4. Usare trattamenti meccanici come l’elettroporazione, che tramite un campo elettrico favorisce l’apertura dei pori e delle membrane cellulari.

Altra cosa è la mesoterapia, che prevede l’applicazione di fosfatidilcolina attraverso delle microiniezioni, che ovviamente sono più efficaci, ma devono essere operate da personale esperto e qualificato, perché potrebbero persino peggiorare la cosa a causa della comparsa di edemi e cicatrici.

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